Genova, 27 marzo 2020

Attivare le attività territoriali attraverso unità speciali di continuità assistenziale come avviene in molte regioni italiane e come prescrive l’articolo 8 del Decreto governativo del 9 marzo e prevedere, come sta facendo l’Emilia Romagna, un sistema di cure domiciliari anche con assistenza farmacologica per i pazienti che presentano i primi sintomi della malattia”. Lo chiedono alla Regione il Gruppi liguri del PD e di Linea Condivisa, accogliendo, da un parte, l’appello lanciato dalla Cgil alla Giunta regionale e ad Alisa e dall’altra proponendo di avviare anche in Liguria la sperimentazione iniziata a Bologna per combattere il Covid-19 in anticipo. “Gli ospedali liguri sono allo stremo – sottolineano i consiglieri regionali del Partito Democratico e di Linea Condivisa – Per alleviare il loro carico di lavoro è necessario arrivare rapidamente alle unità speciali sul territorio, attraverso la mobilitazione dei medici e egli infermieri necessari. Lo dice il Decreto del Governo che fissa un’unità speciale ogni 50 mila abitanti (a Genova ne sono previste 14, ma al momento sono solo 2 quelle attive). La Lombardia si sta muovendo, l’Abruzzo ne ha già 16, a Piacenza stano partendo le prime 4, in Toscana ce ne sono già 26 ma a regime saranno 35 e il Veneto ne sta creando 73. La Liguria è in ritardo e solo così si spiega il sempre più forte disagio sia di chi è in isolamento e vorrebbe farsi il tampone o almeno gli esami ematici, sia di chi è malato e solo nella propria abitazione con l’apprensione e impotenza dei familiari. L’Emilia Romagna sta andando addirittura oltre, sperimentando, a Bologna, anche una terapia farmacologica tesa a ridurre l’effetto del Covid-19. Oggi in Liguria – dove manca ancora un’adeguata fornitura di dpi, che addirittura varia da un’Asl all’altra – chi è affetto da Coronavirus può contare solo su un’assistenza telefonica e viene curato direttamente solo quando la situazione clinica si aggrava ed è necessario il ricovero ospedaliero Bisogna invece intervenire e curare per tempo e a domicilio. Le risorse per fare tutto questo ci sono, visto che si tratta di interventi espressamente previsti dai decreti del Governo”