Genova, 4 giugno 2019

Chi accetta l’indennizzo una tantum non potrà chiedere il risarcimento per gli eventuali danni che il cantiere causerà al proprio appartamento. Eccolo qui il cavillo – anzi il ricatto – dei commissari Toti e Bucci, che rischia di costare caro agli abitanti della zona arancione e cioè a coloro che dal 14 agosto scorso subiscono i gravi disagi provocati dal crollo del ponte Morandi e che, nei prossimi mesi, dovranno convivere con un cantiere invasivo come quello della demolizione e della ricostruzione del viadotto Polcevera. Quindi non solo le risorse messe a disposizione dal Governo per la zona arancione ammontano a circa la metà rispetto alle richieste avanzate dagli abitanti (appena 7 milioni di euro per 900 famiglie: una miseria), ma chi riceverà questi magrissimi indennizzi, assolutamente inadeguati a ristorare i disagi che da quasi un anno queste persone subiscono, dovrà anche pagare di tasca propria i danni che il cantiere per la demolizione e la ricostruzione causerà alle abitazioni. Danni che, per inciso, rischiano di essere molto più onerosi degli indennizzi individuati dalla struttura commissariale. Una decisione incredibile, che colpisce persone già duramente provate da mesi difficilissimi e a cui oggi Bucci e Toti chiedono di decidere se accettare una piccola elemosina, rischiando poi di non poter riparare i danni alle proprie case, o se rifiutare questi soldi “sicuri”, per avere la possibilità, in caso di danni, di chiedere sacrosanti risarcimenti. Una scelta crudele e ingiusta.

 

Pippo Rossetti, consigliere regionale del Pd ligure.