Andrea Orlando: “La Liguria California d’Italia, ma deve allearsi con Milano e Torino”

Intervista di Marco Ansaldo, La Repubblica-ed. Genova del 23 marzo 2019 ad Andrea Orlando, deputato ligure Pd e membro Direzione nazionale Pd

«La Liguria ha una missione: mettersi dentro ai grandi corridoi internazionali che si stanno disegnando, tornando anche ad allearsi con Milano e con Torino, in un triangolo declinato secondo termini attuali. E, sul fronte della sostenibilità, diventare la California d’Italia. Così Genova, città in declino, può trovare un’idea di futuro».
Andrea Orlando è atterrato dal volo di metà giornata da Roma. E davanti a un caffè l’ex ministro all’Ambiente e alla Giustizia, nato a La Spezia 50 anni fa, disegna volentieri con Repubblica, in questa quinta intervista ai sei esponenti liguri nella Direzione del Pd, le prospettive che si possono aprire per la regione nel centrosinistra, dopo l’elezione di Nicola Zingaretti.
C’è un vento nuovo a sinistra?
«Sì, si è aperto un confronto con un mondo che si era allontanato e che ha posto due domande che vanno tenute insieme».
Quali?
«Unità e cambiamento. Zingaretti le ha interpretate correttamente mettendo al centro della proposta politica la lotta alle diseguaglianze».
E nella Liguria dove le discrepanze sono così evidenti voi come pensate di poter incidere?
«Devo dire che in passato avevamo avuto dei segnali molto forti, su cui però non abbiamo riflettuto. Già nel 2013 nelle ultime due settimane prima del voto avevamo percepito una gelata preelettorale che si è poi concretizzata in un’affermazione molto forte del movimento Cinque stelle».
Ve ne eravate accorti, e in corsa non potevate più intervenire?
«È così. Ma lì si è rotto un rapporto, già logorato prima, che legava il popolo alla classe dirigente del centro sinistra. E che ha finito per portare alla vittoria della destra».
Rapporto che ora volete recuperare come?
«Partendo dal presupposto che bisogna tornare a investire su casa, scuola, sanità, politiche industriali, lotta alla povertà».
Con Genova sempre più ai margini?
«Quando dico Genova, dico la Liguria. La nostra regione in questi anni ha conosciuto un declino oggettivo, espresso in dati e numeri, perdendo competitività. E le giunte di centro sinistra magari non sono riuscite a fare tutto quello che avrebbero voluto, ma comunque una direzione di marcia l’avevano. Con la destra al governo, invece, è mancata anche una visione e un’idea di futuro».
Molti cittadini però mostrano tuttora fiducia verso il sindaco Bucci e dicono che Toti quanto meno comunica bene.
«Noi paghiamo sicuramente una certa dose di arroganza, che ha caratterizzato l’esperienza del centro sinistra».
Ma questi tempi ora sono passati, o no?
«Sì, però li abbiamo pagati. La destra ha risolto questo con un mezzo, secondo me, pericoloso: la via del presentismo».
Cioè?
«Loro stanno sempre sull’attualità, sulla cronaca quotidiana. Però non hanno nessunissimo disegno sul futuro. Insomma, sono una sorta di anestetico: e alla sofferenza offrono un conforto palliativo».
Una tattica al momento premiante, non trova?
«Assolutamente. Che varrà fino a quando non saremo in grado di porre il problema del futuro. Perché il vero tema da cui il Pd deve ripartire è un’iniziativa che indichi qual è la missione della Liguria in Europa».
La sua idea?
«Che rispetto ai grandi corridoi che si stanno ridisegnando, se la Nuova via della Seta passa solo da Trieste, un pezzo d’Italia è tagliato fuori.
Invece c’è da costruire un’alleanza con Milano e Torino per eliminare la marginalizzazione in atto».
Genova in sostanza deve starci dentro?
«Certamente. Facendo tornare, in termini nuovi, la formula del Triangolo, anche se oggi non più industriale».
Ma spesso sono Milano e Torino a non volere Genova…
«E qua ci vuole il lavoro della politica. Perché Torino, senza Genova, rischia di perdere funzione ulteriormente. E Milano, beh, anche per loro questo corridoio è importante».
Altre missioni?
«Essere una regione all’avanguardia sul fronte della sostenibilità. Perché la Liguria paga i cambiamenti climatici più di altri. Potrebbe diventare ‘la California italiana’, la regione che sperimenta di più sul terreno della sostenibilità. Noi abbiamo una storia già basata sull’esigenza di fare il molto con il poco. E, in fondo, la sostenibilità è proprio questo».
2019-03-23T17:08:45+00:00 23 Marzo 2019|Congresso 2019, Home, News, Politica nazionale|