Raffaella Paita: “Il nuovo Pd in campo per sbloccare le grandi opere che servono alla Liguria”

Intervista alla deputata Raffaella Paita, membro della Direzione nazionale PD su La Repubblica – ed. Genova del 22 marzo 2019

Di Marco Ansaldo

«Altro che ‘prima gli italiani’. Qui, in realtà, siamo al ‘prima i cinesi’!». Non perde il gusto della battuta Raffaella Paita, 44 anni, planata a Roma come parlamentare a Montecitorio dopo un lungo periodo in Liguria da assessore. Chirurgicamente critica con il governo sulle aperture fatte a Pechino per la Nuova via della Seta che vedono Genova al centro, il suo fronte prediletto resta quello delle infrastrutture.
Da pochi mesi ha ricevuto l’incarico di capogruppo del Pd in commissione Trasporti. Un ruolo importante, che tocca il capoluogo e tutta la Regione, e di cui si dice “molto onorata”. “Orgoglio” è anzi la parola che pronuncia più spesso in questa intervista, la quarta ai sei esponenti liguri del Pd eletti nella nuova Direzione del partito.

Partiamo da qui: lei ha cominciato a dicembre. Che clima ha trovato a Roma su un fronte così rilevante?
«Intanto mi sono sempre occupata di infrastrutture, tema su cui ho investito tempo e energie. Se c’è un argomento di cui la Liguria ha bisogno, oggi, è proprio quello della rete infrastrutturale».

E lei è soddisfatta di quanto fatto finora?
«Ho avuto le mie soddisfazioni, nei 5 anni in cui sono stata assessora in Regione, quando prima mi sono occupata del Terzo Valico ferroviario e poi della Gronda, la nuova autostrada a nord della città».

Però in Liguria c’è tuttora moltissimo da fare.
«E innanzitutto che la Gronda parta davvero. Quando negli scorsi governi il ministro alle Infrastrutture e Trasporti era Graziano Delrio, gli espropri erano già partiti. Ora invece l’esecutivo attuale sembra aver bloccato tutto. Anzi, siamo proprio in attesa di sapere, sul decreto ‘sblocca cantieri’, quali saranno le opere che rimarranno al palo».

La sua previsione?
«Temo che la Gronda non ci sarà».

Nel caso, che cosa farete?
«Daremo battaglia. Perché solo oggi, con il crollo del Ponte Morandi, capiamo tutta l’esigenza di tornare a unire un’intera area rimasta divisa in due».

Il governo attuale non coglie questa urgenza?
«Io constato solo che con un sottosegretario ai Trasporti, della Lega (Edoardo Rixi, ndr.), abbiamo ben quattro progetti fermi».

Quali?
«Primo, la Gronda, bloccata. Secondo, il tunnel di collegamento fra Rapallo e la Val Fontanabuona, che non fa passi avanti. Così come il terzo, il potenziamento della linea ferroviaria Pontremolese, a me cara perché fa parte della zona spezzina di cui sono originaria. Quarto, il taglio del raddoppio sulla ferrovia Finale-Andora, fondamentale per sbloccare il Ponente».

Ma la compagine ligure del Pd, su tutto questo, è compatta oppure ha sfumature diverse?
«Sulla questione delle infrastrutture è molto affiatata sui risultati da ottenere. Lavoriamo tutti per la stessa causa: aiutare la regione a crescere, e arrivare a un governo diverso. Poi, è chiaro che ognuno ha le proprie competenze, e territori diversi. Però il fatto che il nuovo segretario del Pd, Nicola Zingaretti, il giorno dopo la sua elezione sia andato ai cantieri della Tav, riunifica idealmente tutto il partito dietro a questo progetto».

Inevitabile allora parlare dello sbarco economico dei cinesi, e della visita ufficiale a Roma del presidente Xi Jinping. Come guarda lei a questo fronte nuovo?
«Con grande cautela. E parecchia preoccupazione. È un argomento da affrontare con regole europee. Perché distaccare l’Italia dalle regole, soprattutto con un Paese come quello, beh, sarebbe un limite grande. Poi, dobbiamo essere onesti e netti su un punto».

Quale?
«Che da una parte il governo dice no alla Tav, ma sì agli investimenti con la Cina. Cioè, da un lato si indebolisce il Paese, e dall’altro si avvia una dinamica di mercato molto delicata. Questi dicono tanto ‘prima gli italiani’, però qui siamo ormai al ‘prima i cinesi’!».

Anche voi dentro al Pd avete anime diverse…
«Le differenze di vedute sono solo sul piano generale e politico. Ma sono anche la ricchezza di un partito. E alcune opere del governo precedente, con due liguri come ministri, Roberta Pinotti e Andrea Orlando, che costituiscono per noi motivo di orgoglio, sono risultati positivi che vanno rivendicati. Guardiamo con orgoglio al lavoro fatto».

Zingaretti parla piuttosto di allargare il campo oltre al Pd. E Giuliano Pisapia, pronto a presentarsi come capolista del Nord Ovest alle prossime Europee di maggio, condivide di ritrovarsi in un campo dove i semi sono molti.
Lei è su un fronte diverso rispetto alla nuova segreteria. Che cosa ne pensa?
«Io non condivido le critiche lanciate a Matteo Renzi per quello che ha fatto per il Pd e per il Paese. Detto questo, c’è una questione di lealtà verso la componente che ha vinto nel partito, e non sono certo pregiudizialmente contraria alle cose che vengono proposte solo perché le hanno dette altri. Ciò non vuol dire che non farò la mia battaglia».

Che consisterà esattamente?
«Nel continuare a credere a un partito riformista, che vede nel merito e nella ricerca di talenti energie importanti per il Paese. Non sono contraria a forme di alleanza, se non vanno contro l’identità riformista del partito. Ma, con orgoglio, non rinuncio al profilo di un Pd che guarda alle riforme con attenzione».

2019-03-22T12:34:33+00:00 22 Marzo 2019|Congresso 2019, Home, News, Parlamentari, Politica nazionale|