Intervista a il segretario regionale del Pd Liguria, Vito Vattuone, su La Repubblica, ed. Genova del 19 marzo 2019 di Marco Ansaldo

«Il Pd da solo non ce la fa. Dobbiamo aprirci, aprirci bene nel campo del centrosinistra: a forze civiche, moderate, che condividano con noi gli obiettivi. Perché per arrivare a invertire il trend amministrativo in atto dobbiamo anche comunicare bene, come dimostrano Giovanni Toti, uno bravo a farlo, e il centro destra. Al di là dei loro eventi fatti a spot». È il giorno dopo l’elezione a segretario del Partito democratico di Nicola Zingaretti. E il segretario regionale del Pd Liguria, Vito Vattuone, senatore, membro di diritto della direzione del partito assieme ad altri cinque esponenti nella regione, è appena rientrato da Roma. Vattuone incontra Repubblica per inaugurare un ciclo di interviste su dove va il centrosinistra ligure dopo le primarie.

Segretario, si respira aria nuova ora nel Pd?

«Domenica c’ero, ho partecipato, è stata una giornata positiva. Il clima corrisponde a questa aria di novità».

In direzione dalla Liguria ora siete in 5…
«Sei, in realtà, perché c’è anche il segretario nazionale dei giovani democratici Mattia Zunino, che è di Savona. Siamo una componente importante».

Che sul piano nazionale può incidere?
«Può farlo, perché è una rappresentanza autorevole. Abbiamo tre membri di primo piano: oltre a Andrea Orlando e Roberta Pinotti c’è anche Raffaella Paita che adesso ha un importante ruolo in Parlamento».

E poi c’è Alessandro Terrile, consigliere comunale, esordiente in direzione.
«Sì, siamo una voce importante. E il momento delicato aiuta a trovare una coesione che deve fare da base per i prossimi appuntamenti».

Ma siete compatti?
«Come voce ligure lo compatti. E possiamo invertire il trend amministrativo in corso».

Insomma la Liguria non rischia di finire nella marginalità, nonostante Genova sia oggi un’emergenza nazionale?
«Siamo la città metropolitana più importante d’Europa. La Liguria è uno snodo determinante per le merci. E’ chiaro che, a livello ligure, scontiamo un dato pesante che è quello della disoccupazione. Non lo dico io, lo testimoniano le cifre: dati devastanti che ci mettono fra gli ultimi in Europa e tra i penultimi in Italia».

Che cosa bisogna fare?
«E’ indispensabile concentrarsi sul tema del lavoro. Quindi sul sistema portuale. Perché altrimenti richiamo di rimanere isolati. Ci sono poi le questioni che riguardano le infrastrutture, cioè la Gronda, il Terzo valico…».

E poi c’è tutto il fronte commerciale, con negozi che, a partire dal centro per arrivare in periferia, chiudono uno dietro l’altro.
«Il centro destra non ha un’idea chiara su quello che si deve fare».

Il Pd ce l’ha?
«Noi diciamo: mettiamoci al tavolo con le parti sociali, non isoliamoci. Concentriamoci. Confrontiamoci con le nostre proposte e adottiamo un modello che possa avere affrontare le questioni in modo concreto».

C’è poi un altro problema emergente, che vede Genova al centro: la nuova Via della Seta, con lo sbarco di imprenditori cinesi. Come la vedete?
«All’interno del Pd nazionale abbiamo preso un’iniziativa: abbiamo fatto un’interrogazione al ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Guardiamo la cosa con preoccupazione, perché poi c’è la questione del 5G (la telefonia mobile cellulare in mano alla Cina, ndr), e il rapporto con gli americani che pongono dei veti duri. Insomma, un ingresso prepotente dei cinesi nel sistema portuale e nelle nostre infrastrutture è causa di preoccupazione».

Non è piuttosto un’opportunità?
«Potrebbe esserlo, se gestita con le dovute cautele, se gestita con cognizione».

Anche perché, di fatto, i cinesi qui ci sono già, con i progetti dell’Authority portuale con la grande azienda di Pechino, Cccc, per la costruzione della diga al porto di Genova e il ribaltamento a mare della Fincantieri a Sestri Ponente.
«I cinesi non sono solo qui, ma anche a Trieste. Però l’Italia è nella Nato. E noi non possiamo permetterci di cambiare il nostro approccio sul sistema della Difesa. Non possiamo comportarci con superficialità. Il governo di questo ne parla, ma la Regione Liguria non se ne occupa. Sembra che sulla questione delle infrastrutture non si ponga il problema».

Sull’imminente fronte elettorale, non c’è allora da parte del Pd la necessità di aprire le sue liste anche a esterni?
«Già alle prossime Europee avremo nella nostra circoscrizione Giuliano Pisapia. E sarà un test per le amministrative del 2020».