Mattia Zunino: “Il Pd ha perso perché incapace di dialogare con la rete ora riprendiamoci il web”

Intervista a Mattia Zunino, segretario nazionale Giovani Democratici su La Repubblica – ed. Genova del 20 marzo 2019 di Marco Ansaldo

«A me, da savonese, piange il cuore: però Savona oggi è una città che sta morendo, dove l’amministrazione di centro destra ha ucciso buona parte del futuro. Genova invece deve tornare a essere un baricentro, altrimenti la Liguria non ce la fa».
Mattia Zunino è il più giovane fra i sei esponenti della compagine regionale nella Direzione del Pd.
La folta barba nera che gli incornicia il volto non lo invecchia, anche se i suoi 27 anni sono già ricchi di un’esperienza discreta. È stato segretario di circolo dei Giovani Democratici, poi responsabile per l’organizzazione della federazione, membro della Segreteria nazionale e ora segretario dei Giovani Democratici. A Roma è ricercatore alla Luiss alla facoltà di Scienze politiche.
Com’è guidare i giovani del Pd?
«Faticosissimo. Ma straordinario. Perché si vive la parte più bella dello stare in un partito, con tanti ragazzi che da Bolzano a Lampedusa rappresentano l’elemento più sano e vanno un po’ protetti».
Anche perché il Pd non ha nulla per i giovani sulla rete.
Perché la sinistra è scomparsa?
«Perché fino a qui ci siamo occupati principalmente di pensionati. E abbiamo faticato ad avere un’agenda per i giovani.
Spero che si cambi».
E sul web?
«Il web è stato una conseguenza. Su questo siamo stati un po’ più scarsi. Andrebbe usato come uno strumento orizzontale, piuttosto che verticale. Invece siamo andati avanti con i cedolini o con la polvere sulle macchine da scrivere…».
Non è strano che questo aspetto innovativo sia stato trascurato da Renzi?
«La rottamazione coglieva un punto vero, anche se mi ha convinto poco. Il partito era incastrato. Se guardiamo ora la foto della Direzione nazionale, al di là del segretario Nicola Zingaretti, esistono dei filoni di continuità innegabili. Renzi ha fallito al sud, come ammette nel suo libro. Però in Liguria siamo un’isola felice, con quarantenni molto bravi».
E voi chi volete rappresentare, per citare il suo discorso dal palco all’Assemblea del Pd nel 2018?
«La mia critica allora era feroce e mi hanno messo sulla lista nera.
Adesso bisogna ricostruire un soggetto politico chiuso, buttando la palla a sinistra nel campo, e tornare per strada avendo chiarezza su quello che si vuole fare nelle politiche generazionali, nel lavoro».
Tutto bello. Ma voi sei della Liguria (con lei Orlando, Paita, Pinotti, Vattuone, Terrile) siete compatti?
«Penso proprio di sì. Abbiamo sempre avuto la forza di un campanilismo costante. E noi con la casacca ligure dobbiamo puntare a fare risultato, sul Ponte Morandi e altri temi».
Savona, in tutto questo?
«Come ho scritto in una letterina di Natale al sindaco Ilaria Caprioglio, i suoi anni di giunta sembrano come il sale sparso a Cartagine. Il vero limite è che a Savona non c’è amore, nessuna idea. Si parla tanto di nuova Via della Seta, ma a Vado Ligure o ci andiamo con il teletrasporto oppure dobbiamo togliere i container da lì».
E Genova?
«Premetto che per me Genova è la città che nel 1528 ha insabbiato il porto di Savona. Detto questo, siamo nella mediocrità più assoluta. Per me, da appassionato di teatro d’opera, si è salvato solo il Carlo Felice, il sovrintendente Maurizio Roi ne ha fatto un piccolo fiore nel deserto. Vedo in Toti un modello di gestione del potere che porta avanti anche molto efficacemente, questo gli va riconosciuto. Ma la coppia costituita con Bucci mi sembra che punti solo a campare».

2019-03-20T16:17:34+00:00 19 Marzo 2019|Congresso 2019, Home, News, Politica nazionale|